Cambiare il Paese attraverso il Partito Democratico.
Le ragioni di una sfida importante.
Il primo obiettivo della nostra esperienza politica non è tanto - o almeno non soltanto - quello di gettare le basi di una politica generazionale, di inserire nell’agenda politica temi fondamentali per le giovani generazioni. La politica settoriale ha spesso causato il male del nostro paese. Interessi contrapposti e in lotta fra loro hanno prodotto politiche di basso profilo e soluzioni al ribasso che non hanno accontentato davvero nessuno, né tantomeno hanno fatto il bene o la grandezza del paese.
Il punto, oggi più che mai, è un altro. Le giovani generazioni che si battono in politica devono avere come dovere/obiettivo principale quello di rappresentare una alternativa sociale e culturale all’individualismo dilagante, al disinteresse, all’indifferenza e alla paura che abitano il nostro paese e infettano i giovani sin dalle loro prime esperienze sociali.
Il nostro paese guarda al futuro con scetticismo perché non esiste una vera solidarietà sociale.
La situazione attuale sembra però avere degli elementi di originalità.
Quella che spesso è stata definita la “generazione x”, senza interessi né passioni, senza coesione e senza spirito di collettività, ha invece dimostrato di non essere affatto una generazione “dormiente”, incapace di reagire e di organizzarsi per far sentire la propria voce in un momento in cui le “istituzioni giovanili” quali la scuola e l’ università subiscono un pesante attacco. Proprio questa generazione, che doveva essere la più incapace a recepire stimoli esterni e di realizzare i movimenti di piazza, quella cresciuta all’ombra della televisione, di volta in volta mamma, scuola, realtà, si è fatta portatrice di un grande rifiuto unitario all’attacco mosso dal governo ai fondamenti della cultura e della società che li vedono primi protagonisti.
L’epoca delle “passioni tristi” è forse finita, nel momento in cui la situazione ha richiesto una grande passione, un grande impegno, una grande coesione.
Ora però il frangente è delicato.
Quella che era iniziata come mobilitazione di piazza è condannata a finire, specialmente per i giovani delle scuole superiori che sono inchiodati alle 200 giornate minime di scuola. Come pensare allora la continuazione della mobilitazione, dell’impegno, della lotta, senza richiedere un impegno troppo oneroso dal punto di vista personale?
E qui una giovanile di partito entra in gioco in maniera decisiva.
Bisogna far capire ai giovani che vogliono continuare a impegnarsi, a quei giovani che non sono stati semplicemente travolti dall’onda o, peggio, l’hanno cavalcata per puro divertimento, che c’è un modo efficace di fare la politica. Senza grandi apparati, senza strutture gerarchiche bloccate o burocratizzate, ma in grandi reti catalizzatrici di energie collettive in grado cambiare una realtà che spesso delude le aspettative.
Dappertutto, nelle università, nelle scuole, nei posti di “lavoro precario”, ovunque ci sia qualcosa da dire, c’è un modo efficace di fare politica. Non si tratta di attestare una “posizione giovane” quanto piuttosto una posizione forte e di coesione, in un momento di grande frammentarietà e poca trasparenza e chiarezza.
Dobbiamo affermare con forza il nostro impegno “sociale”, di dimostrazione che di “un meglio” c’è insieme il bisogno e la possibilità, dimostrare che si può essere una società in cui ci si muove insieme, nell’interesse di tutti e di ciascuno. Contemporaneamente impegnarsi per cambiare ovunque ci sia bisogno di mutamento, senza però avere pretese di fare una politica totalizzante, mettendo le energie e le forze dei giovani al servizio di un futuro che appartiene loro di diritto.
Impegnarsi in politica è un dovere civico, una dimostrazione di civiltà, una opportunità di esercitare la propria libertà e far funzionare dalla base la nostra democrazia. I giovani democratici dovrebbero essere, in questo senso, un invito, una porta aperta, una possibilità attuale di non disperdere le energie fresche del paese ma di metterle a sistema, potenziarle nel loro insieme ma anche singolarmente, e dare forza a quelle idee che, portate avanti con passione e impegno, devono diventare realtà.
Quali proposte i giovani democratici possono fare ( o fare proprie) per iniziare a lavorare insieme?
Sicuramente attivarsi sulla scuola continuando la lotta contro la legge 133. Il metodo deve però cambiare. Certo non tocca a noi fare proposte strutturate e complete, ma è nostro dovere essere una sponda per capire i problemi, denunciarli quando non sono noti, maturare idee chiare e il più possibile condivise su come si dovrebbe cambiare l’istituzione Scuola. Riteniamo, però, che qualsiasi Ministro non possa prescindere da un confronto con le realtà esistenti, capace di dare voce a chi nella scuola vive e/o lavora, né tantomeno da una sperimentazione - magari lunga nel tempo - che miri a produrre cambiamenti davvero necessari al funzionamento di una istituzione fondamentale e fondante della nostra società.
Ugualmente non possiamo non toccare il tema dell’università e la ricerca, veri e propri catalizzatori della crescita economica e sociale del Paese. Bisogna improntare la spesa pubblica in questo settore a criteri di efficacia ed efficienza, legando gli investimenti (assolutamente pubblici!) alla “produttività” della ricerca, cioè ai risultati scientifici conseguiti, alla qualità delle strutture e dei servizi forniti, togliendo i fondi dalle mani di quei baroni che hanno fatto e continuano a fare il male dell’Università per garantire interessi di parte che nulla hanno a che vedere con la qualità dell’offerta formativa. In breve, spendere meglio per poter spendere di più, ponendoci quindi agli antipodi della logica dei tagli indiscriminati che per eliminare lo spreco finisce per fare piazza pulita di tutto.
Altro argomento di interesse per il futuro è quello del lavoro precario: la formula della flexsecurity, della flessibilità abbinata alla sicurezza dell’impiego, deve essere declinata in maniera completa ed effettuale. Se il mercato del lavoro richiede flessibilità, i giovani che si avviano alla carriera lavorativa devono richiedere ed ottenere assicurazione della possibilità di garantirsi un futuro attraverso il loro lavoro e non solo affidandosi alle (peraltro sempre insufficienti) politiche di welfare. Bisogna battersi con grande fermezza, opporre un rifiuto netto alla logica - finora imperante - dello sfruttamento e della precarietà come condizione permanente.
Accanto a questi temi di rilevanza collettiva, non bisogna disperdere il senso di una politica del territorio, volta a migliorare le condizioni di vita dei luoghi in cui le persone abitano. Proporre, quindi, ai giovani di impegnare il loro tempo libero e le loro energie per costruire più spazi di socializzazione e ottenere a questo fine più risorse e più strutture per i loro quartieri. Spesso accade di imbattersi in veri e propri quartieri-dormitorio, svuotati da qualsivoglia “potenzialità socializzante”, e se non sono i giovani che vivono maggiormente quei luoghi a muoversi per pretendere spazi più qualificati è probabile che questi quartieri rimangano immutati molto a lungo non solo per l’inerzia delle amministrazioni ma anche e soprattutto a causa di ciò che a tali amministrazioni fornisce l’alibi per non agire: l’indifferenza generalizzata.
Infine, riteniamo che sia fondamentale strutturarsi in una organizzazione capillare, ampia, che sappia raggiungere un gran numero di realtà diverse e metterle a sistema. E non basta, a nostro avviso, costituirsi come associazione, fuori dal tempo e dalla realtà contingenti, ma bisogna fare una chiara scelta politica e di responsabilità. Per questo riteniamo che sia necessario fondare la giovanile di un partito grande come il PD, creando così un’opportunità per tutti, giovani generazioni in primis. E non a caso scegliamo il PD, perché crediamo che tutti i temi affrontati possano trovare in questo partito un adeguato spazio di riflessione e di operatività.
Sono queste le sfide che oggi ci sentiamo di raccogliere e proporre a tutti quei giovani che, come noi, scelgono la strada della consapevolezza, dell’impegno e della continua ricerca di un modo più giusto e costruttivo di crescere.
categoria:primarie, democrazia, partito democratico, giovani democratici, v municipio







l circo massimo camminando insieme a Voi nei cortei che partiranno da piazzale dei partigiani e da piazza della Repubblica.